Lettere dal futuro

Il vero pittore del futuro sarà un poeta muto che non scriverà niente ma racconterà, senza dettagli e in silenzio, un immenso quadro senza limiti.

Yves Klein

L’arte di Dady Orsi sarebbe totalmente figurativa se non fosse per un gruppo di opere completamente astratte, le cosiddette Lettere dal futuro, eseguite nel 1959.

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Questo titolo implica un elemento narrativo, presupponendo che le “lettere” siano state inviate da una civiltà del futuro, vergate in una scrittura a noi incomprensibile. Tale scrittura è inventata dall’artista ispirandosi all’Informale Segnico, uno dei linguaggi dell’avanguardia artistica di quei tempi. Se alcune opere di Paul Klee sono state sue precorritrici, in Italia i suoi esponenti principali di questa corrente sono Accardi, Capogrossi, Crippa e Scanavino. Il tema di sapore fantascientifico delle Lettere dal futuro convive però con un’ispirazione proveniente dal passato profondo: il formato di queste opere su carta è quello di un lungo nastro, simile a quello un papiro srotolato (quelli di Qumran erano stati scoperti da poco). Allo spettatore la libertà di immaginare quando siano stati recapitati, con che tecnologia, e quale ne sia il messaggio riposto. Di quei rotoli esposti nel 1960 presso la Libreria San Babila di Milano, oggi rimangono undici esemplari.