Omaggio a Muybridge

Per quanto tempo è per sempre? A volte, solo un secondo.

Lewis Carrol

I dodici dipinti che formano questo ciclo indagano altrettanti fugaci momenti del movimento di una donna svestita nell’atto di coricarsi.

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L’ambizione di impadronirsi del mistero del movimento è comune a molti artisti. Esempio ne sono Balla e Bacon che trovano ispirazione proprio nelle cronofotografie di Eadweard Muybridge. Gli scatti sequenziali del fotografo inglese non sono eseguiti nell’intento di creare l’illusione del movimento (come i fotogrammi di un film), bensì per catturarne gli attimi e congelarli. Se Bacon e Balla usano l’insegnamento di Muybridge per creare impressioni di energia e movimento, Orsi ne disvela il paradosso: la pittura precisa e nitida conferisce staticità all’immagine. Raffaele Carrieri ravvisa in questo ciclo pittorico un altro paradosso. In queste figure dal pallore marmoreo vi scorge il paradossale erotismo della castità. Conoscendo il languido erotismo dei nudi eseguiti nella prima metà degli anni Settanta, il poeta sottolinea la pulizia della figura ottenuta attraverso una stesura del colore netta, entro contorni tesi. La protagonista ‘casta e inattaccabile’, nell’ultima tavola va a scomparire tra le lenzuola. Ai piedi del letto compare l’immagine di un teschio deformato ripresa dal dipinto di Holbein Gli Ambasciatori. Questo simbolismo fa del ciclo una moderna Vanitas. Il riferimento a Muybridge è una delle molte connessioni di Orsi con il mondo della fotografia; essa è oggetto di studio, fonte per la pittura e materiale per comporre le opere di grafica pubblicitaria. Fondamentale nella vita dell’artista è il rapporto con uno dei più raffinati fotografi italiani: Federico Patellani. I due sono uniti da un’amicizia pluridecennale che sconfina nella collaborazione professionale. Dipinto nel 1976, il ciclo viene presentato al pubblico nel 1981 presso la Galleria dei Bibliofili di Piero Fornasetti.